Regno Unito: mancata riforma sulla tassazione dei trust

Nel documento consultivo di HMRC sulla tassazione dei trust, pubblicato a novembre 2018, si è cercato di dare risposta a due importanti domande sul tema, ovvero quali sono i principi regolatori della materia e se la legge in vigore rispetta tali principi.

Questa consultazione ha fatto seguito al bilancio dell’autunno 2017, in cui il governo chiedeva come rendere la tassazione dei trust più semplice, equa e trasparente.

La consultazione ha messo a frutto queste idee, ponendo sia domande generiche (ad esempio, le possibili misure da adottare per “migliorare la trasparenza” e l’impiego di trust non residenti), sia specifiche (ad esempio, sul trattamento fiscale delle spese di gestione del trust, sulle conseguenze delle dichiarazioni dichiarate nulle e sulla semplificazione dei trust dei beneficiari vulnerabili).

Sebbene la consultazione sia stata chiusa nel gennaio 2019, solo di recente è stata resa disponibile la relazione di HMRC.

In linea generale, c’è stata una grande condivisione dei principi di trasparenza, equità, neutralità e semplificazione. E’ stato, pero’, sottolineato che l’uso a lungo termine dei trust tra generazioni richiede un’attenzione particolare alla certezza e alla stabilità di tale istituto, sebbene tali requisiti risultino difficili da soddisfare considerato che ogni nuovo governo cambia il sistema fiscale di anno in anno.

Riguardo alla trasparenza, HMRC si è preoccupata di chiedere se fossero necessarie ulteriori misure, invece di considerare tutti gli oneri imposti dal regime attuale (ad esempio, la tassa di registrazione e la disclosure of tax avoidance schemes – DOTAS). Comunque, è molto probabile che HMRC prenda in considerazione, per il futuro, il punto di vista espresso dai non professionisti del settore dei trust, preoccupati per il fatto che “è molto difficile rintracciare i trust posti in essere a fini elusivi e perseguire coloro che li gestiscono”.

Una diversità di vedute c’è stata rispetto ai trust non britannici. HMRC ha chiesto informazioni sui non-resident trust realizzati con scopi elusivi ed evasivi. Da un lato, i professionisti hanno sostenuto che, dal loro punto di vista, le norme sull’antiriciclaggio e la condotta professionale siano validi strumenti per ridurre il rischio di trust aventi finalità elusive ed evasive. Dall’altro, invece, i non professionisti si sono mostrati particolarmente preoccupati per tutti i casi in cui i trust sono inseriti in strutture così complesse da ostacolare le indagini.

Per quanto riguarda le domande più specifiche non ci sono state sorprese: l’imposta sull’eredita’ considera i trasferimenti a vita nei trust (che sono immediatamente esigibili) in modo ingiusto rispetto alle donazioni. Le norme esistenti in materia di sgravi per le residenze private, di spese di gestione dei trust e di transazioni dichiarate nulle sono state ampiamente confermate. Tuttavia, i regimi speciali per i trust di persone disabili ed i trust per minori rimasti orfani sono stati considerati troppo complessi e non equi.

In conclusione, HMRC ha dichiarato che “le risposte date non hanno fatto emergere un desiderio di riforma del trust, almeno in questa fase”. A ben vedere, però, si tratta di una considerazione corretta, ma non del tutto completa. Riguardo alla trasparenza, è venuto alla luce il bisogno di semplificare la regolamentazione esistente. Inoltre, con riferimento ai dettagli tecnici, HMRC aveva posto l’attenzione sulla possibilità di inasprire alcuni aspetti del regime dei trust.

Dunque, al momento questa consultazione sarà archiviata e la legislazione sui trust continuerà ad essere frammentaria.

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