Unione Europea: l’attuazione della Direttiva Whistleblowing

Gli informatori svolgono un ruolo fondamentale nell’esporre casi di frode, corruzione e cattiva gestione societaria.

Mentre nel corso degli ultimi decenni alcuni paesi europei hanno intensificato e adottato leggi sulla protezione degli informatori, gran parte del continente ha utilizzato un quadro normativo piuttosto confuso. In alcuni casi, gli informatori europei non sono stati opportunamente protetti, con numerosi paesi che hanno adottato leggi che non sono risultate sufficienti a tutelare tali soggetti.

Nell’aprile 2018 la Commissione UE ha lanciato una proposta di direttiva volta a fornire una protezione uniforme per gli informatori e nel marzo 2019 è stato raggiunto un accordo provvisorio tra gli Stati membri e il Parlamento europeo. La Direttiva Whistleblowing e’ stata adottata nel dicembre 2019.

La direttiva sul whistlebowing mira a fornire standard minimi comuni di protezione per gli informatori in tutta l’UE. Un forte accento è posto sulla creazione di canali di segnalazione sicuri e sull’attuazione di misure per prevenire ritorsioni. Le aziende e gli enti pubblici con 50 o più dipendenti, nonché i comuni con più di 10.000 abitanti, sono quindi obbligati ad implementare sistemi di segnalazione riservati e ad attuare misure di protezione.

La direttiva doveva essere recepita nel diritto nazionale di ogni stato membro entro il 17 dicembre 2021, una scadenza che la maggior parte degli Stati membri dell’UE non ha rispettato.

Infatti, sebbene alcuni paesi, ad oggi, abbiano recepito la Direttiva Whistleblowing, tra cui Francia, Danimarca e Portogallo, numerosi sono i paesi che hanno solamente iniziato il procedimento di attuazione, tra cui l’Italia e la Germania.

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